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Discussione

Le Reti di Scuole per la promozione dell’Etica dell’Insegnamento

di Antonio Aureliano Servino

Abstract: Etica e dovere sono termini che da sempre caratterizzano l’insegnamento, ma che cosa si aspettano gli alunni dal docente? Le risposte sono sorprendenti. Elio Damiano sottolinea la necessità della cooperazione dell’alunno nella relazione educativa. L’insegnante etico, dice Damiano, è quello che sa inventare un nuovo modo di fare scuola, che alimenta il dubbio, che si prende cura dell’alunno. Pertanto è necessario che le buone pratiche di molti insegnanti siano condivise da tutti i docenti. Di qui l’importanza delle Reti di Scuole per la promozione di un’Etica dell’Insegnamento che sappia mantenere il passo con i tempi e nello stesso tempo tenere a freno la frenesia ed il consumismo della società moderna.

Etica, dovere, deontologia sono termini che, più o meno esplicitamente, sostanziano da sempre di sé la pratica dell’insegnamento, a tal punto che è legittimo dire che ogni docente ha sempre fatto sue regole e norme, ispirando la propria attività a un codice etico più o meno esplicito, diffondendo e cercando di trasmettere norme di comportamento e di azione, improntate a rettitudine e buon senso.

La deontologia implicita nella professione del docente è stata poi esplicitata nei mille Regolamenti Scolastici, che sono proliferati negli ultimi decenni e che hanno codificato le regole di condotta a cui il buon docente deve ispirare la sua attività. Ce n’era bisogno? Probabilmente sì. Molto è cambiato negli ultimi anni e mettere nero su bianco le norme in materia di vigilanza, prevenzione, sicurezza, etc. è stata sicuramente una buona pratica.

Ma un’altra buona pratica mi pare opportuno raccomandare: scrivere un codice deontologico del docente a più mani con chi con i docenti trascorre settimane, mesi, anni, cioè con gli alunni.

Eccone uno, o meglio l’abbozzo di uno, che fa il paio con una sorta di decalogo del buon alunno, che ho avuto modo di proporre e di riproporre, non di imporre, ad alunni delle Scuole Secondarie di Primo e di Secondo Grado.

Ho preso le mosse dalla domanda seguente: che cosa si aspettano gli alunni dal buon docente? Ed ecco, a un di presso, le risposte raccolte. Che non si assenti, che sappia imporre (sic!) il silenzio in classe, facendosi rispettare, ma che nello stesso tempo non si adiri mai, che spieghi (sic!) bene ed in modo rapido e conciso, eventualmente ripetendo ed assicurandosi che tutti abbiano capito, che aiuti gli alunni in difficoltà, che non ecceda nell’assegnazione dei compiti a casa e faccia più esercizi in classe, che conceda pause, che usi gli spazi educativi della scuola, che ascolti le esigenze, i problemi e le proposte degli alunni, che dialoghi con la classe anche del più e del meno, che legga il quotidiano in classe, che guidi gli alunni nelle scelte più difficili, etc. Che dire? Tutto troppo semplice o semplicistico? Sicuramente c’è molto da condividere, forse molto da aggiungere, ma la voce, e le aspettative, degli alunni costituiscono un buon punto di partenza.

A discipulis principium, dunque, oseremmo dire, parafrasando gli antichi, ma non possiamo in questa sede prescindere dal riferirci all’ottimo saggio che Elio Damiano ha pubblicato esattamente dieci anni fa sull’argomento[1] e che, tra l’altro, sottolinea la necessità della cooperazione dell’alunno nella relazione educativa.

Bisogna, secondo Damiano, argomentare, discutere, confrontarsi, per giungere attraverso progressive approssimazioni ad una verità e ad un codice comportamentale condiviso, che tenga conto anche di quelle culture diverse che ormai riempiono di sé le nostre scuole. L’insegnante etico, dice Damiano, è quello che sa inventare un nuovo modo di fare scuola, strettamente legato alla realtà locale ed al territorio di cui la scuola è espressione, per far crescere cittadini consapevoli e responsabili. L’insegnante etico è quello che pone domande, che alimenta il dubbio, che fomenta il dibattito, che è anche scontro di idee, e che magari si interroga anche sulle definizione di competenza, su cui non tutti concordano. L’insegnante etico è quello che si prende cura dell’alunno, che ispira la sua attività quotidiana alla sollecitudine per un altro individuo, identificato nella sua fragilità. L’insegnante etico è quello che si fa portatore di un’etica riflessiva e problematica, continuamente in fieri, perché tale è la moderna società e tali sono gli alunni che di essa sono figli[2].

Ciò premesso, gli insegnanti dovranno sì discutere collegialmente di sapere e di saper fare, di finalità e di obiettivi, di azione e di ricerca, che sono gli aspetti caratteristici della professione docente, ma soprattutto dovranno confrontarsi sui valori, sull’etica, sui comportamenti sani e virtuosi a cui educare il corpo discente. E perché tutto questo si compia, è necessario che le buone pratiche e le virtuose iniziative di molti insegnanti diventino consapevoli orientamenti professionali, condivisi dall’intera categoria docente[3].

Di qui l’importanza delle Reti di Scuole, delle Buone Reti, direi, per la promozione di un’Etica dell’Insegnamento che, senza dimenticare chi siamo, senza dimenticare i princìpi ed i valori fondamentali dell’uomo e del cittadino, sappia mantenere il passo con i tempi galoppanti e nello stesso tempo tenere a freno certa frenesia e certo consumismo dilaganti.

Risulta opportuno, infine, ricordare i principi a cui faceva riferimento Campbell nel saggio che ha ispirato quello di Damiano[4], per tratteggiare il profilo del suo Insegnante Etico: giustizia, imparzialità, lealtà, integrità, benevolenza, cura dell’altro, empatia, rispetto della persona.

Ma mi preme anche aggiungere che l’Insegnante Etico è quello che promuove il rispetto della legalità quotidianamente, perché la legalità cresce e matura tra i banchi di scuola; l’Insegnante Etico è quello che, per esempio, dimostra sensibilità ed attenzione alle numerose “giornate” che sono ultimamente proliferate sui temi più diversi, che si tratti del Tricolore della Repubblica o della Shoah, delle Foibe o delle Donne, del Terrorismo o dell’Unità d’Italia, della Felicità o del Ricordo delle Vittime delle Mafie, della Poesia o dell’Acqua, dell’Europa o di altro ancora; l’Insegnante Etico è quello che perora la causa dell’Italiano che resta, sempre più minacciato dall’attacco prepotente dell’Inglese, del “burocratese” europeista e del “didattichese” pedagogico[5]; l’Insegnante Etico è quello che…

Alle reti di Scuole l’ardua sentenza.

 

 

[1]              E. Damiano, L’insegnante etico. Saggio sull’insegnamento come professione morale, Cittadella Editrice, Assisi     2007.

[2]              E. Damiano, cit., passim. Cfr. Z. Baumann, La società dell’incertezza, Il Mulino, Bologna 1999. Id., Modernità liquida, Laterza, Bari-Roma 2001.

[3]              E. Damiano, cit., passim.

[4]              E. Campbell, The Ethical Teacher, Open University Press, Maidenhead-Philadelphia 2003.

[5]              G. L. Beccaria, L’italiano che resta, Einaudi, Torino 2016.

Antonio Aureliano Servino

Docente IC Cariati [CS]

antonioaureliano.servino@gmail.com

tags: Etica, Dovere, Insegnamento, Dubbio, Rete.