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L’accoglienza passa dalla conoscenza: vademecum per una scuola /laboratorio interculturale

May 13, 2018

La scuola sta cambiando, non è più il rigido luogo di trasmissione di conoscenze, ma è un laboratorio in cui si insegna a conoscere la diversità. Ogni scuola può diventare un laboratorio originale che fa della realtà glocale il principale ambiente di apprendimento, punto di partenza e di arrivo dell’educazione e della didattica al fine di realizzare veri percorsi di cittadinanza e di pensiero critico.

 

The acceptance passes through knowledge: vademecum for an intercultural school / workshop

School is changing, it is no more the strict place of transmission of knowledge, but it is a laboratory where the way to know the diversity is taught. Every school can become an original laboratory that makes glocal reality the main learning environment, the starting and the arrival point of education and teaching in order to realize real citizenship and critical thinking paths.

 

Parole chiave: Accoglienza,  Educazione interculturale, Didattica laboratoriale, Cittadinanza glocale, Territorio/comunità

Keywords: Acceptance, Intercultural education, Laboratory teaching, Glocal citizenship, Comunity

 

 

Nella realtà contemporanea, il rapporto tra le diverse dimensioni della cittadinanza plurale è in continua tensione e mutamento del tempo e dello spazio al punto che «lo spazio di vita di ciascun essere umano è giunto a coincidere con il mondo» [1].

Dentro questa nuova realtà sta mutando anche il concetto di scuola, non più considerata il luogo rigido di trasmissione di conoscenze, ma il laboratorio in cui conoscere la diversità e insegnare una nuova forma di cittadinanza attiva, adatta alla democrazia e al pluralismo attuale, in cui si dia particolare attenzione alla costruzione di valori comuni, nonché a vivere la presenza di alunni stranieri come un’opportunità e non come un ostacolo alla realizzazione della propria Offerta Formativa.

In questa scuola/laboratorio, luogo privilegiato d’incontro tra persone in crescita, come si legge nelle Linee guida per l’educazione alla pace e alla cittadinanza glocale, ogni anno entrano studenti che devono imparare a vivere in pace in un mondo complesso, interdipendente, ma anche lacerato da tante tensioni e conflitti, ogni giorno si incontrano storie e vicende umane diverse che danno vita a una serie infinita di percorsi educativi.

 

Uno dei compiti più urgenti della nostra società, per vincere l’indifferenza, gli stereotipi e le paure di ogni genere, è affrontare la grave crisi culturale che stiamo vivendo attraverso l’educazione alla pace positiva, ovvero capace di spingere al cambiamento, sollecitare un nuovo modo di insegnare, riconoscere e far dialogare «tutte le cittadinanze»  nel segno dell’armonia e dell’inclusione.

In questo senso ogni scuola può diventare un laboratorio originale che fa della realtà glocale il principale ambiente di apprendimento, punto di partenza e di arrivo dell’educazione e della didattica al fine di realizzare veri percorsi di cittadinanza e di pensiero critico.

 

Occorre affrontare questo nuovo fenomeno dell’integrazione degli alunni stranieri a scuola, offrendo competenze e indicazioni chiare a tutti gli operatori scolastici per sostenere la complessità che questa sempre crescente presenza apporta, attraverso la corretta decodificazione della dinamicità del modello interculturale italiano nei continui cambiamenti che società e politiche producono.

Principio cardine di una scuola inclusiva a 360° è adottare la prospettiva interculturale, la promozione del dialogo e del confronto tra le diversità come paradigma dell’identità stessa della scuola.

 

Nell'epoca in cui la scuola si fa carico di una parte sempre più consistente dell’integrazione degli stranieri, tra il relativismo culturale, l'universalismo dei diritti umani e nel pluralismo di agenzie formative, l'inte(g)razione rinasce dall’educazione civica, dalla didattica interculturale, dal confronto sui modelli di inclusione e cresce nel contributo fornito da ogni scuola, dirigente, insegnante, educatore nel tentativo di costruire una nuova forma di coesione sociale che favorisca le differenze, guardando nel contempo a valori comuni.

Nella scuola dell’autonomia le risorse professionali del personale docente sono imprescindibili quanto la funzione della dirigenza che risulta essere particolarmente strategica soprattutto in contesti multiculturali e a forte complessità sociale, quale soggetto attivo, direttamente impegnato nello sforzo di rendere la scuola istituzione capace di «rimuovere gli ostacoli di ordine culturale e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica  e sociale del Paese» (Art.3 Costituzione Italiana).

Una scuola efficace in termini di integrazione interculturale deve presentare una leadership capace di promuovere un ethos basato sull’apertura e sul riconoscimento reciproco e un’assunzione collettiva di responsabilità rispetto ai temi dell’educazione delle nuove prospettive della didattica interculturale.

 

La formazione dei dirigenti deve tendere a sviluppare specifiche competenze gestionali e relazionali sia interne alla scuola (organizzazione del personale, dispositivi di accoglienza e di promozione dell’inclusione, laboratori linguistici, procedure amministrative e di valutazione) che esterne ad essa, con riferimento ai rapporti con l’amministrazione statale, con le altre scuole, le istituzioni e la società civile del territorio.

La ricerca della collaborazione tra tutti questi soggetti diventa condizione necessaria per un’azione educativa efficace: studenti, insegnanti, associazioni ed Enti locali possono unire competenze, esigenze, risorse valorizzando il protagonismo di ciascuno e costruendo una fitta rete di attività che deve divenire sempre più quotidiana e ordinaria al fine di «costruire ponti», percorsi e opportunità per accrescere l’offerta formativa dell’intero territorio/comunità.

La formazione dei docenti, invece, dovrebbe mirare ad agevolare la meta-riflessione sulle differenti personalità frutto di culture «altre»  e, nel contempo, fornire strumenti operativi che facilitino gli insegnanti nell'interpretazione delle intelligenze e dei saperi degli alunni  nei loro aspetti singolari e soggettivi, come H. Gardner (1994) ci ha  ampiamente indicato.

 

L’educazione interculturale infatti si rifà alle teorie pedagogiche delle differenze personali e il contesto della diversità culturale obbliga l’insegnante ad uscire dai canoni della trasmissione di competenze lineare per dialogare con particolari esigenze.

Tuttavia, ciò non significa formare i docenti a rispondere a bisogni speciali, bensì, al contrario, abituarli a leggere l’intero contesto scolastico sotto il segno della differenza.

Ecco perché occorrerebbe inserire la prospettiva interculturale nelle discipline scolastiche (storico-geografiche, letterarie, artistiche, scientifiche etc.) esaltando la loro capacità di trasformare la didattica tradizionale in didattica interculturale, ma anche offrire l’occasione di immergersi nell’universo culturale degli immigrati, per scoprire, conoscere e confrontarsi con una diversità sperimentata e non solo immaginata.

 

Inoltre  nella scuola interculturale è di particolare importanza anche la formazione degli altri operatori scolastici quali amministrativi, tecnici ed ausiliari in quanto questi sono spesso le prime interfacce dell’istituzione, direttamente coinvolti in un’organizzazione che affronta le esigenze complesse della diversità.

A tal proposito appare opportuno che anche operatori sociali del territorio che collaborano attivamente con le scuole partecipino ai corsi di formazione rivolti al personale scolastico, favorendo la relazione e l’interazione tra scuola e territorio.

Fondamentale appare, dunque, l’acquisizione dei fondamenti della «pedagogia dell’accoglienza» per tutti «gli addetti ai lavori»  al fine di una facilitazione dell’inserimento dei migranti nelle scuole.

La fase dell’accoglienza, che dovrebbe durare tutto l’anno, perché l’accoglienza è uno stile di insegnamento, non un semplice step delle attività didattiche, deve puntare all’inserimento attraverso l’insegnamento dell’italiano come L2 filtrato dalla valorizzazione del plurilinguismo.

L’accoglienza è comprendere il disagio culturale e sociale dei ragazzi migranti e delle loro famiglie per guardare alla diversità e riconoscere i meccanismi costruiti su base emozionale che sostengono forme di paura e di rifiuto dell’altro, al fine di contrastarli e favorire dialogo e rispetto reciproco.

 

Ciò trasformerebbe gli alunni con cittadinanza non italiana da soggetti passivi di un cambiamento in atto ad attori dello stesso, garantendo diritto allo studio e parità di opportunità e partecipazione alla vita scolastica.

Ciascun docente dovrebbe conoscere la realtà multiculturale italiana, ossia i nostri modelli d'inclusione e quelli di altri paesi europei e ricercare, nel proprio contesto, un’ipotesi interculturale che rifletta sulla dinamicità del modello italiano per portare a sistema punti di forza e rispondere con nuove pratiche e risorse ai punti di debolezza.

L’interculturalità è l’unica risposta educativa possibile per affrontare con successo la situazione sociale attuale, dunque, educazione alla diversità per prevenire conflitti e decostruire stereotipi e inibizioni. Spetta ai docenti, pertanto, passare dalla didattica tradizionale alla didattica interculturale, attraverso la pratica laboratoriale che sia in grado di «tradurre» l’intercultura applicata all’insegnamento, attraverso la costruzione di materiali didattici idonei che possano  formare alla diversità e motivare allo studio, dando impulso a una didattica innovativa e inclusiva che, senza stravolgere i programmi,  permetta di accostarsi a diversi contenuti e «altri» modi di pensare. 

 

Valorizzando il lavoro degli organi collegiali, supportando e motivando le scelte e le azioni dei docenti, favorendo il protagonismo degli studenti, il Dirigente scolastico opera, con atti e scelte concrete, per rendere la scuola un «intellettuale sociale» capace di porsi all’ascolto e al servizio della comunità e del territorio in cui opera promuovendo cultura e intercultura.

L'intercultura, così, può assumere il significato di un paradigma per l’intero sistema-scuola con particolare riferimento al contrasto delle discriminazioni e pregiudizi, alla conoscenza e socializzazione dei diversi modelli culturali esistenti, alla presa di coscienza dei propri preconcetti e tabù.

Tutto ciò significa creare confronto ed educare al pluralismo perché « Chi è chiuso nella gabbia di una sola cultura, la propria, è in guerra col mondo e non lo sa » (Robert G. Hanvey).

 

 

 

[1] http://istruzioneer.it/wp-content/uploads/2017/09/Linee-Guida-Pace-Cittadinanza.pdf

 

 

Riferimenti normativi:

  • D.P.R. n. 275/1999 Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche

  • Circolare Ministeriale  n.24 dello 01.03.2006 - Linee Guida per l'accoglienza e l'integrazione degli alunni stranieri.

  • Decreto n. 249 del 10.09. 2010 Regolamento per la formazione iniziale dei docenti

  • Guida per lo sviluppo e l'attuazione di curricoli per una educazione plurilingue e interculturale (Consiglio d'Europa 2010)

  • Linee guida per la progettazione dei percorsi di alfabetizzazione e di apprendimento della lingua italiana- MIUR  Dicembre 2012

  • Circolare Ministeriale n.4233 del 19.02. 2014 -Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri

  • L.107/2015 Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione

  • Nota MIUR 5535 dello 09.09.2015 -Diversi da chi? Raccomandazioni per l’integrazione degli alunni stranieri e per l’intercultura, a  cura dell’ Osservatorio nazionale per l'integrazione degli alunni stranieri e per l 'intercultura del Miur

  • Nota MIUR n.4469 del 14.09.2017 Linee Guida per l'Educazione alla Pace e alla Cittadinanza Glocale

  • Nota MIUR 2239 del 28.04.2017 Piano pluriennale di formazione per dirigenti, insegnanti e personale ATA di scuole ad alta incidenza di alunni stranieri, Programma nazionale FAMI, Obiettivo Specifico 2 “Integrazione e migrazione legale" – Obiettivo Nazionale 3 “Capacity building” – lettera K), Prog. n. 740.

  • Nota MIUR 7075 del 21.12.2017 Attivazione processi di Ricerca-azione delle Reti di Scuole  regionali per lo sviluppo del “Piano pluriennale di formazione per Dirigenti, insegnanti e personale ATA di scuole ad alta incidenza di alunni stranieri.

     

 

Sitografia:

 

ec.europa.eu

www.educare.it

www.edscuola.it

www.erasmusplus.it»

www.eurydice.indire.it

www.integrazionemigranti.gov.it

www.ilsussidiario.net

www.stranieriinitalia.it

http://istruzioneer.it/wp-content/uploads/2017/09/Linee-Guida-Pace-Cittadinanza.pdf

 

 

 

 

 

Rosita Paradiso

Dirigente scolastico CPIA di Cosenza "Valeria Solesin"

rosita.paradiso@gmail.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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