Didactica.zero è supportata da

© 2019 by Didactica.zero. Registrazione Tribunale di Cosenza Reg. N. 1158/2019

Il riconoscimento in Italia dei titoli di studio e professionali conseguiti nell’UE.

May 16, 2018

Con la Convenzione di Lisbona del 1997 l’Europa ha intrapreso con determinazione la strada per l’internazionalizzazione del sistema dell’istruzione e del lavoro. La Convenzione, denominata «Convenzione sul riconoscimento dei titoli di studio relativi all'insegnamento superiore nella regione europea», ha lo scopo di facilitare la mobilità e il diritto allo studio all’interno dell’UE, agevolando l'accesso dei cittadini alle risorse educative ed alle opportunità di lavoro di tutti gli Stati membri.

 

 

The recognition in Italy of Qualifications concerning Higher Education in the European Region

With the Lisbon Convention in 1997, Europe has undertaken the road to the internationalisation of the education and employment system. The purpose of the Convention, officially the «Convention on the Recognition of Qualifications concerning Higher Education in the European Region», is to facilitate mobility and the right to study in the EU, facilitating the access of citizens to the Educational resources and job opportunities in all Member States.

 

Keywords: Lisbon Convention; recognition; foreign study titles; qualifications; mobility; right to study.

Parole chiave: Convenzione di Lisbona; riconoscimento; titoli esteri; qualifiche; mobilità; diritto allo studio.

 

La strada europea verso l'internazionalizzazione.

 

Con la Convenzione di Lisbona del 1997 l’Europa ha intrapreso con determinazione la strada per l’internazionalizzazione del sistema dell’istruzione e del lavoro. La Convenzione, denominata «Convenzione sul riconoscimento dei titoli di studio relativi all'insegnamento superiore nella regione europea», ha lo scopo di facilitare la mobilità e il diritto allo studio all’interno dell’UE, agevolando l'accesso dei cittadini alle risorse educative ed alle opportunità di lavoro di tutti gli Stati membri [1].

Fine primario della Convenzione è quindi di agevolare l’inclusione formativa e professionale degli abitanti dell’Unione, favorendo la libera circolazione di professionalità e il libero accesso ai percorsi di studio.

 

Non si tratta solo di garantire pari opportunità a tutti i cittadini, ma anche di assicurare all’interno di ogni Stato il valore e la validità di un titolo conseguito all’estero sia per gli stranieri e sia per i cittadini di quello stesso Stato. Il riconoscimento dei titoli esteri, infatti, non riguarda solo i titoli conseguiti nel Paese d’origine del possessore, ma anche quei titoli conseguiti in un Paese diverso da quello di cittadinanza. L'Italia ha provveduto alla ratifica della Convenzione di Lisbona con la Legge n. 148 del 21 luglio 2002, cinque anni dopo la sua approvazione. Da quel momento, con il recepimento delle direttive comunitarie si è cominciato a riconoscere i titoli professionali conseguiti all’interno dell'Unione Europea, così come, grazie alle leggi sull’immigrazione, si è provveduto anche al riconoscimento dei titoli extraeuropei. Nel nostro Paese la proliferazione di titoli di abilitazione all’insegnamento conseguiti all’estero in poco tempo, spendibili ai fini della partecipazione a concorsi o per l’inserimento nelle graduatorie di istituto, ci spinge a riflettere su come e a che velocità l’Italia stia uniformando il proprio sistema di accesso all’istruzione ed al mercato del lavoro. In Italia un titolo professionale estero, purché sia conseguito nell'Unione Europea e sia riconosciuto dal Dipartimento della Funzione Pubblica, dà la possibilità di partecipare ai concorsi per l’accesso alla Pubblica Amministrazione. Chiunque consegua all’estero un titolo di studio può accedere, tramite esso, alle università, agli istituti di istruzione superiore di tutti i Paesi, ma anche al mercato del lavoro, poiché la convenzione facilita l’utilizzo dei titoli accademici nazionali, ma anche di quelli tecnico-professionali, nonché del supplemento al diploma.

 

La situazione in Italia.

 

In Italia, l’applicazione delle Direttive 2005/36/CE e 2013/55/UE ha consentito di riconoscere le qualifiche professionali estere non solo attraverso la procedura amministrativa del riconoscimento, ma anche tramite misure compensative di verifica, quali ad esempio un esame attitudinale o un tirocinio di adattamento, analogamente per quanto concerne le qualifiche professionali dei Paesi extraeuropei, così come disposto dal DPR 394/99, artt. 49-50, e dal DPR 334/04. Anche i programmi di scambi accademici studenteschi sono garantiti tramite l’approvazione dei periodi e dei cicli di studio effettuati all'estero, ad esempio durante lo svolgimento dei programmi di cooperazione universitaria internazionale e di mobilità studentesca quali Erasmus, Tempus, Nordplus, Ceepus.

 

I titoli di accesso all’università o ai percorsi di istruzione superiore conseguiti in uno qualsiasi degli stati membri sono accettati anche dagli altri Paesi come accesso ai rispettivi sistemi nazionali di istruzione superiore, così come i titoli finali di istruzione superiore, per essere riconosciuti validi da parte degli stati membri, devono garantire al possessore l'accesso a studi di livello più avanzato o al dottorato di ricerca, alle stesse condizioni previste per i candidati in possesso di qualifiche nazionali, l'uso del titolo accademico autorizzato nel Paese di origine, l'accesso al mercato del lavoro. La Convenzione tutela anche il diritto allo studio ed al lavoro dei cosiddetti «migranti», rifugiati, profughi mediante procedure di valutazione anche nel caso in cui i titoli dichiarati non possano essere comprovati.

 

Il riconoscimento del titolo estero in Italia

 

I titoli stranieri non sono validi hic et nunc, non esiste un riconoscimento automatico. Esso avviene esclusivamente su richiesta di parte ed è soggetto ad un capillare procedimento di verifica. Per poter utilizzare un qualsiasi titolo estero, in Italia occorre presentare richiesta individuale per ottenerne il riconoscimento giuridico, ai sensi della Direttiva 2013/55/CE, recepita dal Decreto legislativo n.15 del 2016. Se è vero che il riconoscimento della professione docente avviene in attuazione del principio della libera circolazione delle professioni sulla base della reciproca fiducia tra i Paesi dell’Unione Europea, è anche vero che ogni Stato deve prevedere un’attenta valutazione del percorso formativo attestato, così che corrisponda esattamente, per peso giuridico, a quello del Paese accettante. Più che di equipollenza di un titolo estero, oggi si parla di «riconoscimento», ossia della sua finalizzazione ad un determinato percorso di studio o professionale. Le Università sono deputate al riconoscimento dei titoli accademici, la Funzione Pubblica riconosce i titoli di accesso ai concorsi e i diversi Ministeri i titoli loro corrispondenti.

 

La Legge 148/2002 non utilizza più il termine equipollenza per indicare l’esatta corrispondenza giuridica tra i titoli, anzi tale procedura è stata abrogata per effetto dell’art. 9 [2]. Il riconoscimento di un titolo straniero è finalizzato unicamente ad una determinata procedura. Gli effetti giuridici sono relativi e non definitivi. Consiste in un’attestazione rilasciata dall’autorità competente sulla valutazione del titolo, che dichiara di riconoscerne la validità giuridica per determinati scopi, solitamente per la prosecuzione degli studi o per l’accesso ai pubblici concorsi. I cittadini italiani o di un Paese dell’Unione Europea, in possesso di un titolo di studio conseguito all’estero, possono partecipare a concorsi per l’accesso alle Amministrazioni pubbliche italiane mediante una procedura di riconoscimento del titolo di studio attuata ai sensi dell’art. 38 del Decreto Legislativo n.165/2001 e finalizzata a valutare l’equivalenza tra il titolo posseduto e il titolo richiesto per l’ammissione al concorso. L’Ente responsabile per la valutazione dell’equivalenza del titolo estero è la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della Funzione Pubblica. Ogni Ministero è competente alla valutazione di quei titoli abilitanti che danno l’accesso alle singole professioni regolamentate. Per il MIUR l’Ufficio competente è la Direzione Generale per lo studente, lo sviluppo e l’internazionalizzazione della formazione superiore. Gli Uffici Scolastici Provinciali sono competenti per quanto concerne il riconoscimento dei diplomi di livello pre-universitario. Il procedimento di riconoscimento del titolo avviene entro un lasso di tempo definito «ragionevole», attraverso l’applicazione di criteri trasparenti e, soprattutto, sulla base di una valutazione cristallina che prescinda da tutto ciò che non riguardi la considerazione delle competenze acquisite. Per tale motivo, i criteri di valutazione adottati da ciascuno Stato devono essere il più possibile omogenei, così da non creare difformità valutative da un Paese ad un altro.

 

L’esigenza di dover superare la settorialità delle varie convenzioni esistenti tra gli Stati nasce appunto dalla volontà di creare un sistema generale univoco che favorisca la spendibilità dei titoli specifici all’interno dell’Unione, in maniera uniforme e condivisa, proprio come vuole la Convenzione. La Convenzione di Lisbona stabilisce il diritto di ciascuno a veder valutato il proprio titolo di studio e vieta qualsiasi discriminazione di sesso, razza, colore, disabilità, lingua, religione, opinioni politiche, origini nazionali, etniche o sociali, appartenenza a minoranze, proprietà, nascita o altro stato civile. È anche possibile che un titolo straniero non ottenga il riconoscimento, qualora sussistano sostanziali differenze tra i requisiti di accesso nei due Paesi. È il caso, ad esempio, di quegli Stati nei quali la scolarità pre-universitaria sia di dieci o undici anni, oppure dei percorsi a numero chiuso. Insieme al titolo, spesso, è richiesta anche la conoscenza della lingua del Paese in cui lo si è conseguito. Nel caso in cui il riconoscimento non venga concesso, ovvero non venga adottata alcuna decisione, il richiedente può appellarsi all’autorità preposta.

 

[1] Supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 173 del 25 luglio 2002.

[2] “Sono abrogati il secondo ed il terzo comma dell'articolo 170 e l'articolo 332 del testo unico delle leggi sull'istruzione superiore, di cui al regio decreto 31 agosto 1933, n. 1592, e successive modificazioni”, art. 9, Legge 148/2002.

 

Link utili:

 

http://www.istruzione.it/urp/riconoscimento.shtml

http://www.cimea.it/it/riconoscimento-professionale.aspx

http://www.miur.it/0002Univer/0052Cooper/0069Ricono/0356Docume/2257Conven_cf2.htm

https://www.esteri.it/mae/it/politica_estera/cultura/universita/riconoscimento_titoli_studio/accordi_governativi.html

 

 

 

Maria Brunetti

Dirigente Scolastico IC di Cariati

maria.brunetti5@istruzione.it

Share on Facebook
Share on Twitter
Please reload