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Inclusione e disabilità

May 14, 2018

Coerentemente con le politiche europee concernenti i sistemi educativi, l’inclusione è finalizzata a garantire percorsi di istruzione e di formazione di qualità per tutti gli studenti. Allo scopo di realizzare una scuola inclusiva, in Italia la riforma della Buona Scuola ha introdotto novità nell’organizzazione scolastica e nella formazione iniziale dei docenti, considerate come fattori decisivi per assicurare l’esito positivo delle pratiche inclusive.

 

 

Inclusion and Disability

 

According to educational policies in Europe, inclusive education aims to provide quality education for all learners. In order to achieve an inclusive school, in Italy the reform called “La BuonaScuola” has introducedchanges in school organization and in all initial teacher training aspects as key factors for successful inclusive practices.

 

Inclusione, disabilità, integrazione, Dlvo 66/2017, legge 104/92

 

Orientamenti e linee di tendenza in Europa e nel mondo.

 

Il dibattito sulle nuove frontiere dell’integrazione e dell’inclusione scolastica delle persone affette da disabilità non può prescindere da uno sguardo più ampio sulle Istituzioni dell’Unione Europea che, a più riprese, hanno affrontato la delicata questione della partecipazione al dialogo educativo dei soggetti in situazione di handicap.

Nelle Conclusioni del 2009, nell’ambito del Quadro strategico per la cooperazione nel settore dell’istruzione e della formazione - ET2020, il Consiglio dell’Unione Europea evidenzia che le numerose sfide socioeconomiche, demografiche, ambientali e tecnologiche cui l’Europa tutta è chiamata, possono essere fronteggiate attraverso un sistema comune europeo che, nel rispetto delle diversità nazionali, si fondi su un quadro strategico condiviso. Dopo aver incoraggiato il miglioramento dei sistemi d'istruzione e di formazione nazionali, il Consiglio sostiene l'apprendimento reciproco e lo scambio di buone prassi, come fattori indispensabili per il miglioramento.

Nello stesso documento è evidenziato come la cooperazione europea abbia individuato, tra gli obiettivi strategici da realizzare nel periodo fino al 2020, «l’equità, la coesione sociale, lo sviluppo personale e la cittadinanza attiva»[1], ribadendo che gli Stati membri devono affrontare le situazioni di svantaggio sociale, fornendo innanzitutto un’istruzione di qualità e un sostegno calibrato alle diverse situazioni, orientando il tutto verso un percorso di istruzione inclusiva.

 

La Commissione, a sua volta, nella comunicazione al Parlamento europeo e al Consiglio, nell’ambito della strategia europea sulla disabilità 2010/2020, rinnova l’impegno per la costruzione di un’Europa senza barriere e sottolinea che, se l’UE vuole garantire il successo alla Strategia 2020, deve puntare ad assicurare la piena partecipazione delle persone disabili alla società e all’economia.

L’obiettivo primario, secondo quanto comunicato dalla Commissione europea, è quello di evitare che i disabili, e in particolare i bambini, si imbattano in discriminazioni e limitazioni nell’accesso all’istruzione generale, creando, al contempo, le condizioni affinché si realizzi la loro piena integrazione nel sistema nazionale di istruzione, assicurando loro un sostegno adeguato e un percorso di qualità. All’interno del quadro dell’iniziativa Youth on the move, la Commissione, nel rispetto dei sistemi nazionali, si impegna a sostenere la realizzazione di percorsi di istruzione e di formazione che favoriscano una piena inclusione delle persone disabili e la loro partecipazione attiva al programma per l’apprendimento permanente.

La medesima Commissione ribadisce la necessità per gli Stati membri di rimuovere gli ostacoli giuridici e organizzativi che condizionano la partecipazione delle persone disabili alla vita sociale ed economica della comunità; sottolinea, inoltre, l’importanza di fornire misure di accompagnamento individuali per un’istruzione personalizzata, attraverso una tempestiva individuazione dei bisogni specifici del bambino, che consentano percorsi flessibili e calibrati sulle potenzialità di ciascuno.

 

L’inclusione scolastica è concepita, dunque, come il necessario volano per una piena inclusione sociale delle persone con disabilità. Questo aspetto è evidenziato dal Consiglio europeo già nel 2010, nelle Conclusioni della riunione del 28 aprile, quando ribadisce con forza che solo attraverso sistemi di istruzione e formazione che si caratterizzino per un elevato standard qualitativo, che favoriscano percorsi personalizzati ed inclusivi, che puntino al recupero dello svantaggio socio-economico e culturale, gli Stati membri possono costruire «potenti motori per l’inclusione sociale» [2].

Il Consiglio europeo spinge gli Stati membri verso un sistema di Istruzione e Formazione che punti all’acquisizione incondizionata delle competenze chiave di cittadinanza attiva per tutti.

L’Europa, procedendo nel dialogo sull’inclusione, si uniforma ai contenuti dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, adottata dall’l’Assemblea generale ONU nel 2015. In questo importante documento, all’obiettivo 4, Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, l’Assemblea, e dunque l’Europa, si prefigge di eliminare definitivamente, entro il 2030, le disparità di genere nell’istruzione attraverso il potenziamento o la costruzione di strutture dell’istruzione che possano offrire percorsi inclusivi e di qualità per tutti.

 

Lo stato dell’arte in Italia: excursus storico/legislativo, innovazione didattica, organizzazione scolastica.

 

La domande a cui occorre dare una risposta vertono su come si colloca il sistema scolastico italiano all’interno del più ampio scenario europeo e sulla validità del suo assetto giuridico ordinamentale, ossia se favorisca o meno l’integrazione e l’inclusione delle persone con disabilità all’interno della scuola prima e della società poi. Ripercorrendo l’iter legislativo italiano, è inevitabile che si ritorni agli anni ’70 del secolo scorso quando, per la prima volta, il Legislatore, con l’emanazione della L. 517/1977, ha rivoluzionato il concetto di Diritto allo Studio, disciplinato dall’art. 34 della nostra Carta costituzionale. Fino ad allora i tentativi di rivedere il concetto di diritto allo studio erano stati deboli e di scarso successo ma, con la Legge 517/1977, frutto di un percorso storico e culturale che ha riguardato diversi aspetti sociali, si assiste ad una vera e propria rivoluzione copernicana; si passa dall’idea di soddisfare il dettato costituzionale di cui al citato articolo 34 con la semplice frequenza scolastica ad una nuova immagine di scuola come occasione imperdibile per favorire l’integrazione scolastica e sociale dei soggetti con disabilità. L’abolizione delle scuole e delle classi speciali, l’introduzione della programmazione, l’innovazione metodologica e didattica suggerita, i nuovi strumenti di valutazione delle attività, la flessibilità organizzativa e la personalizzazione dell’insegnamento evidenziano come la citata prescrizione normativa sia stata posta alla base dei successivi interventi del Legislatore, che ha puntato sempre più verso la definizione di un percorso di istruzione e formazione adattabile, flessibile e soprattutto rispondente alle potenzialità ed abilità dell’alunno. Altra pietra miliare è la ratifica del DPR 970/1975 che ha introdotto, per la prima volta all’interno del nostro sistema normativo, la figura dell’insegnante di sostegno. La L. 517/77 ribadisce il ruolo e la funzione dell’insegnante di sostegno che, in possesso di specifici titoli di specializzazione, avrebbe contribuito, con il proprio intervento specializzato, alla piena integrazione dell’alunno portatore di handicap.

 

Il percorso per favorire l’integrazione e l’inclusione delle persone con disabilità non è stato e non è ancora oggi scevro da ostacoli, ma il nostro Paese ha compiuto davvero passi da gigante attraverso interventi normativi che, succedutisi nel tempo, hanno saputo trovare le modalità per abbattere le barriere e creare le necessarie condizioni per una diffusa cultura dell’integrazione e dell’inclusione scolastica e sociale. La scuola è una Pubblica Amministrazione e, in quanto tale, deve puntare ad un continuo innalzamento degli standard qualitativi dell’offerta formativa,così che la qualità erogata e la qualità percepita dal fruitore ultimo del servizio stesso possano finalmente coincidere. In questo modo lo Stato, attraverso la scuola, potrà garantire  a  tutti i suoi cittadini le pari opportunità formative, con percorsi personalizzati che, nel rispetto delle potenzialità ed abilità di ognuno, favoriscano il successo scolastico nei termini di massimo grado possibile di sviluppo personale e professionale. In questo modo troverà piena realizzazione la prescrizione normativa di cui all’articolo 34 della Costituzione.

 

Altro punto cardine nel panorama legislativo dell’integrazione e dell’inclusione è rappresentato dalla L. 104/1992, che si è occupata della persona con handicap ed ha introdotto una serie di tutele, tuttora all’avanguardia rispetto a quelle di molti altri Paesi dell’UE. Il Legislatore, con la legge 104/1992, sposa definitivamente le idee della nuova pedagogia che hanno posto al centro del dialogo formativo ed educativo l’alunno, non più tabula rasa e né tantomeno vaso da riempire, ma soggetto attivo e partecipe del percorso di crescita culturale e personale. Segno tangibile è, in primis,  l’articolo 12 della legge de qua, il quale garantisce il diritto all’istruzione e alla formazione della persona con handicap; l’articolo 13, a sua volta, assicura l’integrazione scolastica attraverso una serie di azioni attuate da diversi soggetti e a più livelli. Il merito della norma è stato soprattutto quello di delineare la possibilità dell’attivazione di un sistema formativo integrato che potesse prendere in carico la persona con disabilità in tutti i momenti e gli ambienti di vita: in famiglia, a scuola, in campo medico, nella società.

 

Un momento davvero importante è rappresentato dall’entrata in vigore dell’articolo 21 della L. 59/1997, che ha riconosciuto personalità giuridica alle istituzioni scolastiche, dotandole di autonomia organizzativa e didattica. Il DPR 275/1999, attuativo dell’autonomia scolastica, ha previsto per le singole scuole la possibilità di potersi organizzare in maniera flessibile ed adattabile per meglio rispondere ai reali bisogni formativi della platea di riferimento. Le scuole, nel tempo, hanno così potuto sperimentare varie forme di innovazione didattica, metodologica, diverse modalità organizzative, nuovi percorsi educativi e didattici, contribuendo a realizzare, nello specifico delle persone con disabilità, gli obiettivi dei Piani Educativi Individualizzati.

Una scuola autonoma e flessibile, libera da legacci e da «ordini» impartiti dall’alto, sempre nel rispetto dei principi nazionali in campo di istruzione e formazione, ha costruito una propria identità ed ha intrapreso il cammino verso una dimensione davvero inclusiva capace di assicurare a tutti, nessuno escluso, le pari opportunità formative per garantire quel successo scolastico che favorisca la piena realizzazione di sé e contribuisca a sviluppare le competenze di cittadinanza attiva, che permettono ai singoli di poter partecipare attivamente al dialogo culturale e sociale.

 

La scuola inclusiva, dunque, nel corso degli anni si è sempre più caratterizzata per una piena corresponsabilità educativa tra i diversi soggetti coinvolti nel percorso di crescita degli alunni, al fine di garantire a tutti le pari opportunità. Le stesse Indicazioni Nazionali per il primo ciclo del 2012 delineano una scuola che, se vuole essere dialogante con i suoi alunni, non può ignorare il proprio tempo. Ne discende un allargamento dell’orizzonte culturale che deve, dunque, aprirsi alla globalizzazione, alla interculturalità, al dialogo interreligioso, all’abbattimento delle distanze fisiche, al riconoscimento delle diversità. Appunto per questo «La scuola realizza appieno la propria funzione pubblica impegnandosi, in questa prospettiva, per il successo scolastico di tutti gli studenti, con una particolare attenzione al sostegno delle diverse forme di diversità, di disabilità o di svantaggio [… ] La scuola è perciò investita da una domanda che comprende, insieme, l’apprendimento e il “saper stare al mondo”. E per poter assolvere al meglio le sue funzioni istituzionali, la scuola è da tempo chiamata ad occuparsi di altre delicate dimensioni dell’educazione [...] La scuola affianca al compito di “insegnare ad apprendere”quello di “insegnare ad essere”» [3].

La scuola del primo ciclo, e non solo, deve, quindi, svolgere la sua peculiare funzione inclusiva ed educativa attraverso la progettazione, programmazione, realizzazione e valutazione di percorsi che abbiano come riferimento la centralità della persona.

Rinveniamo ancora, nella Legge 107/2015, altrimenti definita «Buona Scuola», un chiaro riferimento alla necessità che le scuole autonome approfondiscano le esperienze già sperimentate negli anni, attraverso una maggiore consapevolezza nell’uso dello strumento dell’autonomia scolastica, al fine di realizzare percorsi educativi e didattici che siano rispondenti ai reali bisogni dell’alunno, in modo tale da «cucire un vestito a misura di ognuno» [4] e favorire, così, un pieno e completo percorso di crescita personale e culturale di tutti all’interno di una società sempre più complessa e fluida.

 

Le novità del decreto legislativo n. 66/2017.

 

Come è cambiato lo scenario normativo e pedagogico in Italia, dopo la Legge 107/2015 e l’entrata in vigore dei decreti sulle materie oggetto di delega,tra cui l’Inclusione?

Il testo del decreto approvato dal C.D.M. si pone in continuità con il passato, partendo dall’idea della centralità della persona all’interno del più ampio discorso educativo e formativo. Di questo è testimonianza l’articolo 1, in cui si afferma che l’inclusione scolastica «si realizza attraverso strategie educative e didattiche finalizzate allo sviluppo delle potenzialità di ciascuno, nel rispetto del diritto all'autodeterminazione e all'accomodamento ragionevole, nella prospettiva della migliore qualità di vita […] attraverso la  definizione e la condivisione del progetto individuale fra scuole, famiglie e altri soggetti, pubblici e privati, operanti sul territorio [… e  l’inclusione]è impegno fondamentale di tutte le componenti della comunità scolastica» [5]. Il decreto promuove, inoltre, la partecipazione della famiglia, nonché delle associazioni di riferimento, quali interlocutori dei processi di inclusione scolastica e sociale. La partecipazione dell’associazionismo di riferimento all’interno dei processi di inclusione scolastica insieme alle famiglie, rappresenta una novità saliente; apprezzabile appare anche la previsione dell’Osservatorio per l’Inclusione Scolastica tra i soggetti chiamati ad esprimere un parere sulla valutazione della qualità dei servizi delle istituzioni scolastiche, così come il recepimento della Classificazione ICF. Il testo definitivo chiama dunque la famiglia a partecipare a tutte le fasi della formulazione del nuovo profilo di funzionamento dell’alunno che è formulato secondo i criteri del modello bio-psico-sociale dell’ICF; la famiglia è inoltre coinvolta anche nel processo di quantificazione delle risorse da assegnare all’alunno.

 

Interessante è la previsione di cui all’articolo 6 del capo IV, che decreta la stesura di un Piano Individuale redatto dall’Ente locale di competenza in collaborazione con la famiglia e con le istituzioni scolastiche,elaborato sulla base del Profilo di funzionamento. Appare evidente l’idea del Legislatore di assicurare la totale presa in  carico dell’alunno – cittadino portatore di handicap - da parte degli enti preposti, procedendo attraverso un puntuale Piano Individuale, concepito come vero e proprio progetto di vita. Gli articoli 7 e 8 disciplinano, rispettivamente, il Piano Educativo Individualizzato e il Piano per l’Inclusione. La novità consiste nella previsione della partecipazione alla stesura del PEI non solo dei genitori o dei soggetti che ne esercitano la responsabilità, ma anche delle figure professionali specifiche interne ed esterne all'istituzione scolastica che interagiscono con la classe e con la bambina o il bambino, l'alunna o l'alunno, la studentessa o lo studente con disabilità nonché con il supporto dell'unità di valutazione multidisciplinare. La linea di tendenza è quella di consentire al già sperimentato Sistema Formativo Integrato, di cui alla L. 104/92, di poter funzionare attraverso l’attiva partecipazione di tutti i soggetti interessati.

 

Un’ulteriore e positiva novità è contenuta nella previsione di cui all’articolo 9, il quale disciplina i «Gruppi per l’inclusione scolastica» e prevede la costituzione di un gruppo presso l’Ufficio Scolastico Regionale, denominato Gruppo di Lavoro Interistituzionale Regionale (GLIR) che, presieduto dal dirigente dell’USR o suo delegato, assicuri «la partecipazione paritetica dei rappresentanti delle Regioni, degli Enti locali e delle associazioni delle persone con disabilità maggiormente rappresentative a livello regionale nel campo dell'inclusione scolastica» [6].

 

Il GLIR dovrà fornire consulenza e supporto per la definizione, realizzazione e verifica degli accordi di programma; dovrà supportare il lavoro dei gruppi territoriali e anche delle reti delle istituzioni scolastiche per la progettazione e realizzazione dei piani di formazione del personale.

Lo stesso articolo 9 prevede anche la costituzione, con decreto del dirigente dell’USR, del Gruppo per l’Inclusione Territoriale (GIT) per ciascuno degli ambiti territoriali in cui è suddiviso il territorio regionale, presieduto da un Dirigente Tecnico o un Dirigente Scolastico, e composto da tre dirigenti scolastici e tre docenti, due del primo ciclo e uno del secondo. Secondo quanto previsto al comma 5 dell’art. 9 «il GIT riceve dai dirigenti scolastici le proposte di quantificazione delle risorse di sostegno didattico, le verifica e formula la relativa proposta all'USR» [7].

 

Il GIT potrà essere integrato a sua volta da rappresentanti degli Enti,delle ASL e da rappresentanti delle associazioni rappresentative delle persone con disabilità nel campo dell’inclusione scolastica «per lo svolgimento di ulteriori compiti di consultazione e programmazione delle attività nonché per il coordinamento degli interventi di competenza dei diversi livelli istituzionali sul territorio» [8].

Altra previsione presente nel decreto è l’istituzione, a livello di singola istituzione scolastica, del Gruppo di Lavoro per l’Inclusione (GLI) con l’importante e irrinunciabile compito di «supportare il collegio dei docenti nella definizione e realizzazione del Piano per l'inclusione nonché i docenti contitolari e i consigli di classe nell'attuazione dei PEI»[9]; è presieduto dal Dirigente scolastico con la partecipazione di docenti di sostegno e curricolari, rappresentanti delle ASL ed eventualmente del personale ATA.

Il decreto legislativo 66/2017, in linea con le ultime innovazioni circa la valutazione esterna delle Istituzioni scolastiche ad opera dei Nuclei esterni di Valutazione (NEV), introduce un’importante novità con il comma 1 dell’articolo 4 :«La valutazione della qualità dell'inclusione scolastica è parte integrante del procedimento di valutazione delle istituzioni scolastiche previsto dall'articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica 28 marzo 2013, n. 80» [10].

 

La qualità dell’inclusione scolastica dovrà essere misurata in base a:

a) livello di inclusività del Piano Triennale dell'Offerta Formativa;

b) realizzazione di percorsi per la personalizzazione, individualizzazione e differenziazione dei processi di educazione, istruzione e formazione;

c) livello di coinvolgimento dei diversi soggetti nell'elaborazione del Piano per l'Inclusione e nell'attuazione dei processi di inclusione;

d) realizzazione di iniziative finalizzate alla valorizzazione delle competenze professionali del personale della scuola incluse le specifiche attività formative;

e) utilizzo di strumenti e criteri condivisi per la valutazione dei risultati di apprendimento;

f) grado di accessibilità e di fruibilità delle risorse, attrezzature, strutture e spazi.

 

È chiara e puntuale l’indicazione dei criteri e quindi è manifesta la volontà del Legislatore di puntare sulla qualità dell’inclusione per l’innalzamento degli standard qualitativi della generale offerta formativa predisposta e garantita dalla singole istituzioni scolastiche, in piena corrispondenza con quanto più volte ribadito dagli Organismi europei ed internazionali.

 

Un discorso a parte merita la valutazione degli alunni con disabilità in sede di Esame di Stato, dopo la pubblicazione del D.Lgs. n. 62/17 sulla valutazione degli alunni con disabilità e disturbi specifici dell’apprendimento, che finalmente in maniera puntuale prevede che «per gli alunni con disabilità certificati il consiglio di classe o i docenti contitolari della classe, possono prevedere per lo svolgimento delle prove standardizzate misure compensative o dispensative, adattamenti della prova o l'esonero dalla prova» [11].

Molti erano i dubbi che hanno animato il dibattito culturale circa la valutazione degli alunni con disabilità in sede di Esami di Stato conclusivi dei percorsi scolastici, in quanto le bozze del decreto che gradualmente sono circolate presentavano previsioni diverse che si prestavano a interpretazioni addirittura contrastanti con l’assetto ordinamentale. I dubbi sono stati effettivamente fugati dalla versione definitiva del testo, il quale prevede oggi che «le prove differenziate hanno valore equivalente ai fini del superamento dell'esame e del conseguimento del diploma» [12].

 

Formazione iniziale dei docenti per il sostegno didattico nella scuola dell’infanzia, primaria, secondaria di primo e secondo grado.

 

Una questione che merita un sicuro approfondimento è rappresentata dalle nuove modalità di formazione iniziale dei docenti per il sostegno e dalle nuove procedure del loro reclutamento.

La materia è oggi, a seguito dell’entrata in vigore dei decreti legislativi attuativi delle deleghe di cui alla L.107/2015, disciplinata dall’articolo 12 del D.L.vo 66/2017, per quanto riguarda la formazione iniziale dei docenti per il sostegno della scuola dell’infanzia e primaria e dall’articolo 10 del D.L.vo 59/2017 per quel che concerne la formazione e il reclutamento del personale docente e la formazione iniziale degli insegnanti specializzati della scuola secondaria di primo e secondo grado.

Il Decreto 66/2017 prevede un aumento dei crediti formativi sulla Didattica inclusiva e sulla Pedagogia speciale, dagli attuali 60 a 120, da conseguire all’interno del percorso di formazione universitaria iniziale da parte degli aspiranti docenti di sostegno della scuola Primaria e dell’Infanzia che frequentano il corso di Laurea a ciclo unico in Scienze della Formazione Primaria. Dopo aver conseguito tali ulteriori crediti formativi universitari, gli aspiranti docenti potranno accedere ad un apposito Corso di specializzazione in Pedagogia speciale e Didattica dell’inclusione, al cui termine saranno rilasciati loro 60 CFU. Il superamento di tale ultimo percorso costituirà titolo abilitante per l’insegnamento sui posti di sostegno della scuola dell’infanzia e di quella primaria.

 

Un diverso percorso di formazione iniziale è stato, invece, previsto per gli aspiranti docenti specializzati della scuola secondaria di primo e di secondo grado, per i quali bisogna rifarsi alla previsione di cui al D.L.vo 59/2017, relativa alle nuove modalità di reclutamento del personale docente.

Il Decreto sulla formazione iniziale prevede chele laureate e i laureati, al fine di poter accedere ai concorsi per la stipula dei contratti di lavoro a tempo indeterminato quali docentidi scuola secondaria di I e di II grado, dovranno in primis conseguire ben 24 CFU in settori formativi psico-antropo-pedagogici o nelle metodologie didattiche. I concorsi avranno una cadenza biennale, a partire dal primo che sarà bandito nel 2018.

 

Si diventa docente per il sostegno della scuola secondaria di primo e secondo grado dopo aver superato un concorso ordinario essendo in possesso dei requisiti prescritti per la partecipazione al concorso stesso. Lo status di vincitore di concorso consente all’aspirante docente di accedere al periodo di formazione, inserimento e tirocinio (FIT), che avrà una durata triennale e si concluderà, eventualmente, con la stipula del contratto a tempo indeterminato. Gli aspiranti  docenti di sostegno dovranno conseguire un Diploma di specializzazione, a seguito di frequenza di un Corso in Didattica dell’inclusione e Pedagogia speciale, con il rilascio finale di 60 CFU e completare la loro formazione nel corso del secondo anno del percorso FIT, attraverso tirocini diretti ed indiretti e supplenze con l’acquisizione di ulteriori 40 crediti formativi e, nel corso del terzo ed ultimo anno del FIT, tramite la graduale acquisizione di autonome funzioni di docente per il sostegno. Durante il percorso FIT, il futuro docente/contrattista percepirà uno stipendio, che aumenterà gradualmente fino all’arruolamento definitivo.

 

Considerazioni conclusive.

 

I decreti legislativi inerenti le materie oggetto di delega previste dalla L.107/2015 hanno confermato che il nostro Paese è davvero all’avanguardia in materia di integrazione ed inclusione, ribadendo l’idea di una scuola inclusiva, una scuola che si rende flessibile ed adattabile ai diversi bisogni formativi di ogni singolo alunno. Il dialogo culturale degli ultimi anni ha fatto sì che il Legislatore puntasse verso una scuola definitivamente autonoma, in grado di progettare e realizzare un’offerta formativa modellata sui bisogni del territorio di riferimento per garantire agli alunni il successo formativo e le pari opportunità.

Sviluppare le competenze chiave e quelle di cittadinanza attiva è oggi imprescindibile per una società che voglia davvero definirsi civile in un periodo storico in cui si assiste a continui stravolgimenti politici e culturali. Per questa ragione, occorre «promuovere approcci all’istruzione efficaci ed inclusivi per tutti gli alunni, compresi quelli con esigenze particolari, trasformando le scuole in comunità di apprendimento in cui sia alimentato il senso dell’inclusione e del sostegno reciproco e siano riconosciuti i talenti di tutti gli alunni» [13].

 

 

 

[1]https://archivio.pubblica.istruzione.it/buongiorno_europa/allegati/educazione_spagna10.pdf

[2] Ibid.

[3]http://www.indicazioninazionali.it/documenti_Indicazioni_nazionali/indicazioni_nazionali_infanzia_primo_ciclo.pdf

[4]http://www.istruzione.it/allegati/2016/prot2852_16.pdf

[5]http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2017/05/16/17G00074/sg

[6]Ibidem

[7]Ibid.

[8]Ibid.

[9]Ibid.

[10]Ibid.

[11] http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2017/05/16/17G00070/sg

[12]Ibid.

[13]Conclusioni del Consiglio dell’Unione europea sulla dimensione sociale dell’istruzione e della formazione 2010http://csdle.lex.unict.it/Archive/LW/EU%20social%20law/EU%20political%20addresses/Council%20of%20the%20EU%20conclusions/20110525-104613_2010_135_02itpdf.pdf

 

 

 

Roberto Santagata

Dirigente Tecnico, USR Calabria - Dirigente Amministrativo, USR Umbria.

roberto.sanatagata@istruzione.it

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